Sono io, ad osservarvi.

Eccomi

Utente: Dikaiosyne

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Archivio

oggi
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
maggio 2007
marzo 2007
ottobre 2006
settembre 2006

Feeds

  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

domenica, 26 agosto 2007
Une autre fois.

 

Non pensavo affatto che ti salvassi. (Buffo, poi). Mi eri capitato addosso una sera che faceva freddo proprio mentre guardavo (per altri) via. (Ti guardo senza nemmeno vedere me). Mi faceva persino un po' impressione prenderti in mano, così spelacchiato e umido. (Il tuo odore). Pancia molle e pelle sottile al di sotto della quale si intravedevano strani mondi scuri, zampette flaccide. (E neanche tu). Occhi enormi che balzavano su da quel becco spropositato e idiota. Sempre aperto. Sempre quel verso. (La tua voce). E io ad allungarti un pappone schifoso che mi avevano propinato in farmacia, mentre (ti frugo a lungo il fondo) (subito) (il fondo della gola). Ma chissà se si potrà definire "gola", quella di un minuscolo passero scemo trovato per caso. (Chi sei?).

Non sono sicura di volere che ti salvassi. (Io non volevo). Ti raccolsi nel parcheggio del supermercato solo perché c'era una bimba bionda e seria che mi fissava. (Guardami). E un essere ridicolo e stridente di fianco alla portiera già socchiusa. (Sbagliai parcheggio) (nemmeno lo sai). E io con un sorriso di plastica salutai la bambina, mentre ti avvolgevo in un kleenex (fredda pelle quella sera fredda) e posizionavo sulla pedanina. Lei se ne andò, aggrappata al polso di una donna con troppe borse di spesa che le dondolavano addosso. E io (anche) con questa nuova cosa urlante in macchina. (Sono qua). Sono partita. Via, via (Vieni) via di qua.

Io non volevo animali, non mi sono mai piaciuti del tutto. (Mai volere toccare) (mai troppo toccare). Certe mattine pensavo che questa bestiola (L'idea di te) cresceva forse solo perché io l'avevo in mente (come). Semplicemente decisi che non avrei impedito di pensarci. (Rimani in me). E nemmeno so (bene) chi sei. (Ma non ti chiamo per nome). Una volta t'ho trovato fuori da quell'inutile scatola di cartone in cui ti avevo posizionato il primo giorno. Anzi, per essere precisi: una volta io non t'ho più trovato, per almeno mezz'ora. (Mesi). A carponi per la cucina ed il salotto, fino in fondo al corridoio, per scoprire che t'eri infilato dietro la caldaia. (Sempre perché sono stata io, che). Sollievo. (Preso). C'era la finestra della sala aperta. Io non volevo. (Invece avrei dovuto) (accompagnarti).

(Nel silenzio che ho di me si sentono a volte frusciare delle ali), veloci. Piccoli salti si alternavano a brevi voli sperimentali, che finivano spesso per schiantarsi sui ogni (mio) vetro disponibile. (Dentro, dove, o chissà dove). Tonfi e risalite, come sanno fare solo certe creature cocciute quando pensano che le finestre siano tutte aperte per loro, o lo stiano per diventare solo in virtù della loro impagabile presunzione. (Non è per te, nemmeno se lo è). Pulivo le cacche sui soprammobili. Risistemavo il pensile della vetrina antica. (Ri) (ordino). Una sera tornai a casa con una gabbietta deliziosa art Déco, bianca. (E' mia) (soltanto mia).

La minuscola ciotola d'acqua era rovesciata, il cibo sparso un po' ovunque. Un guanto da forno che era sul tavolo, caduto. (Movimenti confusi) (e anche io). Segni inequivocabili, bei giretti (di parole vuote ma doppiate). (Ti cerco) dove so che potevi essere. Se tu solo avessi avuto un nome ti avrei chiamato. (Vieni). Il cielo era di un grigio chiaro, come quando da un tentativo di pioggia vira per l'abbozzo di sole. (Perché alla fine, poi, non piango) (No). Se ti avessi dato un nome, avrei saputo chi (sei). Invece ho risistemato la zanzariera che ogni tanto si apriva da sola. (E nemmeno un bel diminutivo da soffiarmi dentro).

Per un momento ho pensato che non dovresti mai (mai) lasciarmi (andare) (a quel modo). Subito dopo pensai che, eh. (Meglio) (meglio così).



Viens à moi.

Postato da: Dikaiosyne a 18:10 | link | commenti (1)