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domenica, 01 ottobre 2006
"B."

 

La tua risata mi tintinna nel naso mentre un prete pelato mi sussurra guaiti incomprensibili e mille mani piovono addosso lente scivolano sulle guance sulle spalle. Ma dimmelo tu dimmi dimmi come si fa a non vedere una bicicletta fucsia così con un cestino grosso davanti pieno di bambole e fiocchetti di raso.

L'urlo vuol dire che non ti hanno vista, l'urlo vuol dire che tutto è spezzato. Eco di ambulanze.


Via via via signora no portatela via la prego signora vada via ci pensiamo noi si metta seduta tenetela ferma ecco questo la aiuta signora signora signora la prego…
"Mettimi la gonna, mamma, quella di jeans…" conati di voce risalgono urlando e io corro inciampo corro al tuo cassetto, lo afferro e lo sbatto sul letto, solo la gonna, la gonna la gonna….
"Signora, non possiamo…la gonna, non…" l'infermiera nasconde un piccolo grido in un fazzoletto la gonna e il suo odore tamponano il mio cado in ginocchio sul pavimento di marmo, venite venite e tutto è lontano fa buio fa buio lasciatemi stare.
Occhi di nuovo sbarrati vedo vedo vedo labbra che sussurrano, ma io voglio vedere solo la mia bambola distrutta non toccarla è feroce vedo vedo e non la vedo,voglio annusarla voglio sentirla voglio tenerla lasciatemi stare.
Io vedo vedo vedo a tratti e sento una musica brutta indistinta vedo vedo le bocche e non capisco una sola parola guaiti soltanto guaiti e fiori caduti per terra schiacciati dolenti i fiori i guaiti e l'asfalto bagnato.
Ma come si fa ma come fa il mondo a schiacciare qualcuno che salta che corre gioisce va in bici e saluta e dà senso alla vita? Non voglio sapere non voglio capire non c'è nessun senso che mi si possa insegnare non c'è un'altra vita c'è solo una luce lontana lontana e un ricordo da trattenere.
Il prete mi stringe, può dirmi qualcosa? Io vedo e non vedo ho solo questi occhi tappati di luce che morde, ferisce, uccide anche me. Io voglio cullare, pulire la bici, rifare il tuo letto e cantare la canzone del gufo sul ramo, io canto pian piano e la vocina si unisce alla mia, stridiamo, in macchina verso la scuola materna statale, e poi è anche Natale e arriva una bici fucsia con un grande cestino davanti, quello in cui mettere bambole, colori, pupazzi, il libro dei tre porcellini e le bey blades che ti piacciono tanto. Nessuno le sa fare andar veloce come te: sono tutte nello zaino di pelouche, sono nell'assurda scatola bianca che ti contiene, dove voglio infilare tutto ricordi canzoni parole vestiti giochini risate me stessa.
Non sono lontana non siamo vicine sono dove sei tu: da nessunissima parte.
Il dolore non cessa, si fa solo più muto.


Il mio sole si è spento il 27 settembre 2003.

 

Postato da: Dikaiosyne a 17:49 | link | commenti (1)
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